"oddio mi sento le caviglie in catene"

lunedì 19 gennaio 2015

senza titolo 8

Dicono che l'obiettivo della loro vita sia raggiungere la perfezione.
Tutti automi vestiti di classe, con il mirino settato sullo scalare montagne, per arrivare al traguardo su vette bianche come il latte, senza nemmeno una sbavatura, nessuna impronta sulla neve.
Cerchiamo invece le imperfezioni, le righe storte, i buchi sulle maglie, la matita che cola, la parola fuori posto, l'eccessiva salivazione, l'eccitazione di fronte alle cose belle, che non si può contenere ed esplode in mille rivoli tra le pupille e il naso (storto).
Andiamo a vedere come si evolve l'essere umano fuori dai suoi schemi, in difficoltà di fronte a qualcosa di così indefinito da non poter essere affrontato con precisione. Quando la soluzione non è una sola.
Puntiamo con forza e insistenza sulla creatività. Proviamo a vivere così, sempre all'ultimo minuto, sempre di aria rarefatta, sempre con panni sporchi da lavare nel fiume che scorre dentro di noi, nel lento scivolare di un giorno semplicemente imperfetto.
E troveremo la nostra personale prospettiva sulla perfezione.

sabato 17 gennaio 2015

senza titolo 7 - vuoto



Ti alzi di scatto a sedere sul letto. Lei si è addormentata poche ore prima e adesso quel minuscolo spazio, in quel letto troppo piccolo per due, è ancora caldo ma vuoto. La testa ti pulsa, qualcosa ti batte sulle tempie come non succedeva da tempo . Bere troppo è sempre controproducente, te lo devi segnare, pensi. Tutte quelle minuscole regole del vivere comune ti faranno impazzire un giorno, ma tu questo ancora non lo sai.
Quel giorno è ben lontano e non devi avere questa informazione prima del tempo.
Chissà che le hai detto quella notte, pensi. Non riesci a ricordare nulla, solo i suoi occhi che ti guardano nel buio, occhi grandi, due fari che proiettano la tua ombra sul muro dietro di te e ti fanno sembrare enorme,  molto più grande di quello che sei. Gioco di luci e proiezioni. Metti i piedi a terra e tutto gira intorno, i muri sembrano liquefarsi sotto i tuoi occhi ed il respiro è pesante. Torni a sdraiarti.
Sono passati dieci minuti circa, anche se a te è sembrato un tempo lungo, che non finisce mai, il tempo di dormire e sognare e vivere due o tre vite contemporaneamente.
E invece sono solo dieci miseri fottutissimi minuti.
Ci riprovi, ad alzarti. Devi andare a cercarla nell’altra stanza, senti che potrebbe essere troppo tardi, ma provi. Stavolta il tentativo va molto meglio, eccoti lì in piedi stabile, più o meno, nella tua posizione eretta. Se pensi a quanti millenni ci sono voluti perché gli ominidi riuscissero a mantenere quella posizione, a te sono bastati pochi bicchieri di vino per far sembrare tutta quella fatica uno spreco inutile. Mantenendo lo stadio di erezione uno, riesci a raggiungere la cucina.
Ma lei non c’è. Sbatti il ginocchio sulla zampa del tavolo ma non senti nulla. L’unica cosa che vedi sono il divano e le sedie e il tavolo e tutto lo spazio intorno a te completamente vuoti. Un vuoto che non hai mai sentito prima mentre il martello pneumatico continua ad essere in funzione nella testa.
Provi a prendere un’iniziativa o no? Diciamo che provi a rivestirti e ad uscire, magari riesci ancora a prenderla in tempo nell’altro isolato. Sarà sicuramente andata a prendere la metropolitana, la prima del mattino, quella delle 5:40. E invece no, non ti muovi  e torni a dormire.
L’unica cosa che ricordi adesso di quella conversazione avuta poche ore prima è quella frase, non ti lascerò mai. Bella verità, che si è protratta più a lungo nel mondo reale di quanto la tua posizione eretta potrebbe protrarsi all’esterno di quelle quattro mura.

domenica 11 gennaio 2015

senza titolo 6

Berlino, città mia, che sei molto di più di questo.
Sei ciò che più si avvicina alla vita.
Esci fuori dalle mie braccia aperte mentre me ne sto in piedi dritta sulla cima dei tuoi palazzi altissimi e dei tuoi luoghi abbandonati, con il vento fortissimo che soffia su di te in questi giorni e si sente solo questo, da fuori è l'unico rumore che penetra.
E ti vedo muoverti sotto di me, grande e piccola allo stesso tempo, mille puntini e luci si spostano rapidamente da Est ad Ovest e ritorno. Emblema di come ciò che è stato diviso può riunirsi senza perdere la sua specificità. Incrocio di anime, perse nel traffico caotico di Roma o nel lento passare delle ore, infinite, di paesini e città dove mai nulla accade mentre qui succede tutto.

Tutto è calmo adesso in questa domenica di solitudini lente, difficili da scalfire ma so che sei là fuori e c'è solo da uscire e scaraventarti sulla mia faccia.

giovedì 8 gennaio 2015

senza titolo 5

Guardò fuori. La città era completamente bagnata, come un'anguilla viscida, appena pescata, in preda agli spasmi, avvisaglia dell'imminente morte.
Da Quel Giorno tutto aveva preso una brutta piega, era chiara la fine dell'idillio, era chiaro che fosse imminente ed erano altrettanto chiare le motivazioni. Non si può mai pensare di portare una situazione all'estremo senza pagarne le conseguenze. E quello era stato il caso della Città e di mille altre cose e situazioni nella sua vita. Probabilmente pensò, la stessa cosa era accaduta a quelli lassù ai posti di comando che avevano deciso il susseguirsi degli eventi e delle decisioni prese in Quel Giorno e allora perchè non avevano valutato meglio, perchè non avevano saputo o voluto imparare dalle loro vite vissute, dai loro stessi errori.
Era una domanda senza risposta, pensò. Per la sopravvivenza era sicuramente meglio smettere di porsi quel tipo di questioni, ma voleva davvero sopravvivere e basta? Altra domanda senza risposta, pensò. Qui si mette male, pensò ancora.
Valutò per un secondo, seduta sul letto, se valesse la pena alzarsi, vestirsi di quella specie di armatura disgustosa che erano costretti ad indossare tutti i Nati Prima, per via della loro pelle troppo debole per resistere in quelle condizioni, oppure ripiegare sulle calde lenzuola e l'aria non rarefatta della casa in cui si trovava. Mise la testa sotto il cuscino e respirò affannosamente fino a che il rumore del suo stesso fiato non cominciò a disturbarla. Non ne valeva la pena di certo affrontare il mondo esterno. Ripose le sue intenzioni nel cassetto e riprese sonno, quel sonno pesante delle prime ore del mattino, quando ci si sveglia troppo presto e si vorrebbe per un attimo poter mangiare l'aria intorno a se e galleggiare sull'ultima onda del sogno appena finito.

venerdì 2 gennaio 2015

senza titolo 4 - 2015



E’ un anno nuovo.
Questa frase, pesante come una sentenza, aleggiava da due giorni sulla sua testa. Pensieri e parole, promesse e azioni sbucavano fuori dalle bocche e dai corpi delle persone che la circondavano. Andrò in palestra, mi prenderò meno sul serio, avrò più cura della mia famiglia, sarò più presente, niente più carne, una bugia al mese e una fantasia al giorno.
E tutto questo non faceva che aumentare la sua ansia. Ansia di non essere all’altezza.
La stessa che la seguiva da sempre, di non rientrare negli schemi e non rientrare neanche negli schemi al di fuori degli schemi. Niente, nessuna categoria.
Si tira una riga alla fine dell’anno per cominciare a scrivere con nuovi colori, come quando all’inizio della scuola i bambini scrivono il nome sui quaderni, si comincia la terza classe e le penne di tre colori. E c’era un tempo pensò in cui il primo giorno di Gennaio era tutto una novità. Lo sguardo su se stessa di un altro anno che passa ed i progressi fatti e finalmente ci buttiamo via tutto ciò che non ci è piaciuto. E così via.
Invece ora era lì a ponderare cosa non era andato bene e cosa sarebbe continuato a non andare per il verso giusto, gli stessi errori, gli stessi patemi. Le lacrime versate due volte sullo stesso tavolo, per lo stesso motivo e l’incapacità di migliorare. Il braccio si blocca, il cervello si impalla, la vista si appanna e la voce, ah quella si spezza.
Rompere il maledetto incantesimo che la inchiodava alla sedia, senza la forza di spostare l’obiettivo un po’ più in là.

lunedì 29 dicembre 2014

senza titolo 3 - tornare

Guardare la città dal finestrino della macchina mentre avvolta dal silenzio della domenica notte fa spazio alla neve, che ricopre, con uno strato sottilissimo, tutte le cose e gli alberi e le macchine e la signora che corre a casa. E pure il suo cagnolino. Alzare gli occhi al cielo e vedere angoli conosciuti mentre la musica jazz, che l'autista del taxi ama in maniera particolare, sbraccia con delicatezza per insinuarsi nel profondo. Ed è subito Woody Allen e anche se a New York non ci sono mai stata è subito anche quello. Ma soprattutto è subito casa.

mercoledì 24 dicembre 2014

senza titolo 2 - Natale

Il sapore del caffè non faceva altro che aumentare il sonno. Il pensiero che quel piccolo sorso di espresso avrebbe dovuto tenermi sveglia per tutto il pomeriggio aveva peggiorato la situazione. Mentre mi parlava le palpebre si chiudevano piano piano in maniera impercettibile. Presto sarei caduta in un sonno profondo, la testa all'indietro oltre la spalliera della sedia, le braccia abbandonate lungo i fianchi e i piedi storti, con le caviglie incastrate sotto la seduta.

Pensavo a quando poche ore prima camminavo per quel piccolo paesino che non mi appartiene o non più di quanto faccia ogni posto nel quale ho vissuto, costretta dalle circostanze, pochi giorni all'anno, durante le feste. Eppure c'era sempre qualcosa di affascinante, per un giorno o due. Il vociare proveniente dalle case che risuonava ovattato dall'assenza di palazzi che superino i due piani. Le costruzioni abbandonate e le nuove villette in costruzione, contrasto incomprensibile tra il vecchio, lasciato a marcire, e il nuovo che si fa largo con i suoi colori pesca e giallo e rosa e le sue scritte urlanti dai cartelloni delle ditte di costruzione: "anti-sismico, ecologico".
I commercianti dai negozi che ti sorridevano cercando disperatamente di attirare clienti per combattere l'egemonia dei centri commerciali cittadini e protrarre più a lungo possibile l'inevitabile fine, a fronte di un'incapacità di rinnovamento. E al netto della crisi economica.


Intanto lui parlava, parlava e parlava, mentre io sprofondavo sempre più giù, avvolta dai miei pensieri caldi.

Ad un tratto sobbalzai sul posto, il cuore in gola. Aveva detto: "Sai è che da quando sei partita che non faccio altro che pensare a come sarebbero potute andare le cose tra noi, avremmo potuto..". Lo sguardo deve essere stato particolarmente pungente, acido e sorpreso, perché subito dopo, neanche il tempo di metabolizzare quell'unica parte di discorso che aveva oltrepassato i miei filtri, la sua bocca si era già contorta in una delle sue tipiche smorfie e un abile colpo di tosse mi aveva riportato indietro nei miei pensieri, ad occhi chiusi.